Aperitivo Filosofico Musicale

31 Gennaio 2026

Testi e Musica

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Leandro Pallozzi & I Vecchi Draghi

Leandro e i Vecchi Draghi portano al Campus dei Campioni una musica che nasce da un pensiero riflessivo e critico. Nei loro brani convivono festa e protesta: sonorità folk, anche ballabili, che diventano uno strumento per mettere in discussione gli automatismi consolidati della società contemporanea.

È una musica che non resta sul palco, ma invita il pubblico a partecipare attivamente, a sentirsi parte di ciò che accade, non semplice spettatore.

Per questo evento, Leandro e i Vecchi Draghi hanno scelto di condividere lo spazio con le giovani generazioni e di intrecciare generi diversi, per mostrare che, anche quando cambiano i linguaggi e gli stili, la musica può continuare a essere un veicolo di riflessione critica e di trasformazione.

Canzone da Oltrememoria

Quei fili sottili di vento
che piegano luce come in uno specchio,
Orfeo, che perde il suo tempo
a parlare del bello in un pesante gioco leggero.

Con abiti privi di tempo,
vestiti d’incanto,
derisi dal vanto,
un narcisismo di pratiche astratte
che governano il mondo.

Ma dove sono le poesie?
Le hai imprigionate forse
un calcolo vuoto in un carcere d’aria,
nel paese di Oltrememoria
dove il tempo si piega
e la vita si sfoglia.

Un filo di voce salverà la storia?
Una canzone stonata ci salverà.

I tuoi capelli cresciuti nel tempo
sono fiori di luce profumati d’argento,
ma il tuo sguardo sa del senso del tempo
rendendo il colore un antico ricordo.

I tuoi occhi hanno una luce profonda
che scava nell’onda,
che rende il mare una tela d’amore,
oggi inquinata da un grigio comune.

Libereremo la poesia,
imprigionata da un calcolo vuoto,
nella rete di aria,
nel paese di Oltrememoria
dove il tempo si piega
e la vita si sfoglia.

Un filo di voce salverà la storia?
Una canzone stonata salverà la storia?

Oltrememoria muterà di forma
e la vita tornerà nell’aria,
ogni pensiero sarà un palloncino
senza ceppi che bloccano la gioia.

Oltrememoria uscirà di gabbia
e anche gli squali sapranno danzare,
sopra onde di arcobaleni
saranno farfalle che brillano sul mare.

Un filo di voce salverà la storia?
Una canzone stonata…
ci salverà?

Petit Fenis

Sdraiato sopra l’erba chiudo gli occhi e da lontano
Odo l’onta della guerra e del mio cuore partigiano
La montagna mi fa ombra disseta la mia meraviglia
E la piccola fenice di vcedetta su una stella

Riconquista la sua terra trasudando la bellezza originaria
Le sue case diroccate le cascate ed i suoi laghi
La frescura della terra e i panorami mozzafiato
È questa quella terra che ha storia e tradizione millenaria

La trovereemo la fenice
Dopo la guerra soltanto pace
E pregheremo chi ora non c’è più
Ma ora ridiamo perché qui soltanto tu

Quel bambino è una peste Si può essere un soldato
Quando piazza dinamite e salta il carro del nemico
Il tedesco ammutolito seppellito in una cava
Poi respinto da quel colle accogliente con chi l’ama

E’ questa la mia terra
Così selvaggia ma al contempo leggendaria

La trovereemo la fenice
Dopo la guerra soltanto pace
E preghereemo chi ora non c’è più
Ma ora ridiamo perché qui soltanto tu

ah la guerra
quante facce, quanti volti stesi sulla terra
quante vite per la gloria ma tanto che c’entra
a loro non importa nulla
é il suono dei proiettili che li culla

Ah, la guerra,
Quanti sogni spezzati nel fango,
quante voci cadute senza un rimpianto,
e il cielo tace, non dà conforto,
mentre l’odio avanza a ogni passo storto.

Ah, la guerra, che travolge e non riposa,
spoglia il mondo della sua bellezza rosea,
lascia solo un’ombra di dolore,
e un’eco lunga che non conosce amore.

Ah, la guerra,
quella mano che colpisce e mai s’arresta,
quella lama che divide e ci detesta,
è il silenzio che urla dentro alla tempesta.
mentre altri stanno zitti, a loro non interessa

E poi le stelle, che guardano dall’alto,
testimoni mute di ogni colpo di assalto,
mentre la pace, timida e lontana,
resta un miraggio all’orizzonte che ci inganna.

Ah, la guerra, che non sa ascoltare,
ma solo distruggere, urlare e bruciare,
lascia nei cuori cicatrici profonde,
e un mondo vuoto che non riesce a rispondere.

La resistenza nel XXI secolo

Una mattina mi sono svegliato
e ho trovato il nuovo invasore
Aveva un volto dipinto di pace
Ma il cuore di un solo colore

Non indossava più armi
ma vestiva di grande potere
Riflettendo un disegno globale
Conformava ogni altro sapere

A volte il riflesso si sa è
un’immagine finta
O specchio delle mie brame
Mi son perso dentro di te

Che quello che tu vedi bello
È una fottuta chimera che sa
Trasformare una vecchia megera
nella più candida e dolce realtà

Un lupo al sapore d’agnello
che si mangia ogni identità
Che da un unico gusto a sto mondo
che si illude di una libertà
di cui non conosce che il nome
di cui respira solo falsità

E allo specchio tutto quel dolore
si riflette in bellezza e bontà

Esistere è resistere
Se insisti per comprendere
Se ti impegni a smascherare
Il vero volto del male

Esistere è resistere
se insisti per creare
se ti impegni a realizzare
l’armonia di un mondo migliore

Benvenuti alla resistenza del 21 secolo

Per resistere contro i social
contro l’incoscienza collettiva
Contro la globalizzazione che ingloba
la vita l’arte e la musica

Contro i mercati finanziari
e la religione del potere e del denaro
contro l’individualismo di massa
e l’impossibilità di costruire un mondo comune

Esistere è resistere
Se insisti per comprendere
Se ti impegni a smascherare
Il vero volto del male

Esistere è resistere
se insisti per creare
se ti impegni a realizzare
l’armonia di un mondo migliore

Purtroppo oggi invece
La resistenza noi la facciamo su tik tok
Facebook e Instagram.

Fratelli & Margherita

Fratelli & Margherita, una band di quattro fratelli che provengono da una famiglia di sedici persone, cresciuti in armonia con la natura in un contesto di quasi totale autonomia e libertà.

La loro passione per la vita e la musica li ha portati a questo progetto d’insieme, non solo una band ma piuttosto un circo itinerante fatto di colori, sensazioni, sacrificio e condivisione di una vita passata in simbiosi.

Con la loro musica colorano di sogni l’immaginario delle persone, riportando l’attenzione ad una dimensione più umana, lontana dai problemi quotidiani e lontana da una società governata da scadenze, aspettative e affanni.

I Fratelli & Margherita sono Ben, Bamboo-Jack, Ciccio e Margherita che con grinta e passione cantano storie fedeli ad uno stile di vita gitano non convenzionale.

Country-man

A-LA-LO-E-LASCIA!

Non siamo più quelle persone
non siamo più parole
pronte a ridere ad ogni occasione
pronte a ridere quando parlano da sole

Non siamo più tra quelle coperte
che ci sembravano così maldestre
e tu le tiri e dici che son troppo corte
io le tiro per fare a gara di chi è più forte

A-LA-LO-E
A-LA-LO-E
A-LA-LO-E
LE-LO-LE-LASCIA
LE-LO-LE…..

Non mi cercare al mio indirizzo postale
non so più nemmeno fare ad aspettare
è a diciotto anni che ho imparato a parlare
ho iniziato a dire tutto quello che mi pare

Regalami un non ti scordare di me
con i suoi colori senza alcun perché
è quel che basta a me non serve granché
sole campagna sono un country-man!

Cambiamo pelle ogni stagione
vecchio serpente mi hai centrato dritto al cuore
e l’hai colpito con le zanne avvelenate
caro Cupido hai mirato male!

Io ti ricoprirò di argento-oro e smeraldi
solo se scappi via senza mai più voltarti
e potrai odiarmi solo se sarai sincera
e potrai amarmi solo per fare la scema

Non mi cercare neanche se sto male
la situazione sai può peggiorare
io ti ho aspettato invano eri così lontano
a mendicare amore col cappello in mano

Regalami un non ti scordare di me
con i suoi colori senza alcun perché
è quel che basta a me non serve granché
sole campagna sono un country-man!

Ma che razza di coppia che scop-pian piano
questa estate sta passando sotto un sole caldo
e tu ti illumini di lui son tutti i tuoi i suoi lunghi raggi
ma è la notte che ci rende più selvaggi

Ti parlo a vuoto dell’amore e di emozioni
ma tu sbadigli e a me cascano i coglioni
e se mai dirò di sì è perché ti a-amo
anche se è straaano

Non mi cercare al mio indirizzo postale
se ti avvicini mò ti faccio male
mi manchi eccome sì però
la mia risposta è quella… è sempre no
sempre no è solo no!!!!!

Regalami un non ti scordare di me
con i suoi colori senza alcun perché
è quel che basta a me non serve granché
sole campagna sono un country-man!

A-LA-LO-E
A-LA-LO-E

La ballata del bounty killer

Soffiava il vento sulla fronte
di un volto affisso sulle porte
Andrà la taglia sulla testa
a chi lo manda sottoterra

Denaro offerto in cambio di sangue
sangue che ha un prezzo, chi ti compiange
Sarà una taglia sulla testa
del tuo ricordo ciò che resta

Hey non voglio guai
cammina e non voltarti mai
sono un cielo nero
un fuoco spento dietro a un forestiero

E non ti lasceremo mai
non ti lasceremo mai

Fuggì nei boschi sugli altopiani
nascose il viso tra le mani
Ma non c’è grazia né clemenza
con una taglia sulla testa

Nuvole
sopra di me soltanto nuvole

Ed una corda troppo stretta
appena sotto la mia testa

Hey non voglio guai
cammina e non voltarti mai
sono un cielo nero
un fuoco spento dietro a un forestiero

E non ti lasceremo mai
non ti lasceremo mai

Banda del paese

Tanto tempo fa lasciai la casa di mio padre
convinto di cambiare il mondo per le strade,
mi ritrovai a trent’anni con un affitto da pagare
ed ogni giorno che passa sempre uguale.

Conosco tanta brava gente e gente brava a non far niente,
che mi giudica e deride apertamente, ma io sono matto da legare
un cowboy pronto a menare, perciò in guardia, oppure mettiti a scappare!

Ancor più su delle nuvole in mercedes tra le stelle!
Dopo mille sigarette, risse e discussioni accese,
quaggiù sto bene con la banda del paese.

Sognavo case in marzapane, dieci tigri da ammaestrare,
il primo bacio dato per le scale, diventai grande e come tale,
passo le ore a sopportare un uomo sbronzo e uno stipendio da fame!

E arrivi tu, straniero figlio della luna!
a cavallo del tuo ciuco, serenate e sangiovese
per suonare nella banda del paese,
bere un bicchiere con la banda del paese!

Sotto il sombrero poncho e camperos,
sigue el camino con sus companeros,
racconta storie del nuovo mondo, il canto del lupo, il volo del condor;

In mezzo a brava gente che ascolta e ingenuamente
lo giudica solo dalle apparenze
io brindo al forestiero, a margarita e pampero
insieme alla banda del paese.

Ancor più su delle nuvole in mercedes tra le stelle!
Dopo mille sigarette, risse e discussioni accese,
quaggiù sto bene con la banda del paese.

Lassù, oltre le nuvole in mercedes tra le stelle!
dopo mille sigarette, mille…
Canteremo dappertutto anche a Sanremo!

Alessio Amos Amorati & i Magenta#9

I Magenta#9 arrivano al Campus dei Campioni di San Lazzaro in una versione speciale e raccolta, pensata per togliere tutto il superfluo e lasciare spazio a ciò che conta davvero: la voce, i testi e l’interpretazione.

Al centro di questa sessione unplugged c’è Amos, frontman e cantante della band, voce riconoscibile e carismatica, capace di trasformare ogni brano in un racconto diretto, viscerale, umano.

Amos non si limita a cantare: comunica, guarda negli occhi, porta il pubblico dentro le parole, rendendo ogni canzone un dialogo più che una performance.

Per l’occasione, i Magenta#9 propongono quattro brani in una sessione unplugged costruita attorno alla forza narrativa dei testi e alla massima espressività vocale, in un clima intimo che privilegia l’ascolto, l’emozione e la connessione con chi è presente.

Un incontro ravvicinato con la musica dei “Ceffi della Bolognina”, senza filtri.

Non si può

vorrei scappare in aereo, ma non si può
vorrei evadere sul serio, ma non si può
vorrei andare sulla luna, ma non si può
no che non si può!

vorrei tanti bei vestiti, ma non si può
vorrei dei mobili antichi, ma non si può
vorrei partire per le ferie, ma non si può
no che non si può! no che non si può!

ma me frego perché, lo sai perché?
ho il mio amore qui con me, è qui per me
la mia gioia a fianco a me, a fianco a me
ho il suo sorriso e i suoi occhi che mi abbagliano,
qui davanti a me ie ie!
sono qui davanti a me ie ie!!

vorrei tanti bei gattini, ma non si può
vorrei la macchina veloce, ma non si può
piscina grande con giardino, ma non si può
no che non si può

vorrei più soldi nel mio conto,
ma non si puó
vorrei il sedere tutto tondo, ma non si puó
vorrei due tette da modella, ma non si puó
no che non si può! no che non si può!

ma me frego perché, lo sai perché?
ho il mio amore qui con me, è qui per me
la mia gioia a fianco a me,
a fianco a me
ho il suo sorriso e i suoi occhi che mi abbagliano,
qui davanti a me ie ie!
sono qui davanti a me ie ie!!

vorrei scappare in aereo, ma non si può
vorrei evadere sul serio, ma non si può
vorrei andare sulla luna, ma non si può
vorrei una birra e un panino, ma non si può
vorrei non essere cattivo, ma non si può
vorrei un posto in paradiso, ma non si può
no che non si può! no che non si può!

tutta la vita insieme a te, insieme a te
è il privilegio più grande che c’è,
stare qui con te, vivere con te,
ogni mio giorno li vicino a te!

davanti a te ie ie
stare solo con te ie ie
davanti a te ie ie
stare solo con te ie ie

Fantasma

non ci sono pecore nere, ne nuvole bianche
nel mio cielo blu
soprattutto se tu, non ci sei più

questa cappa nera mi taglia la schiena
non posso più bere alla luna piena
luce toglie sapore all’amore senza timore

a parte il fatto che non ho più retto
il divertimento è già maledetto
come un fantasma a volte ritorna
pensiero di una canzone triste

non basta cantarla, bisogna viverla e provarla

acide risate come frustate
anima ribelle imprigionata nelle stelle
che non posson fermare l’ansia di lavorare

a parte il fatto che non ho più retto
il divertimento è già maledetto
come un fantasma a volte ritorna
pensiero di una canzone triste

non basta cantarla
bisogna viverla e provarla

come un fantasma a volte ritorna
pensiero di una canzone triste
non basta cantarla
bisogna viverla e provarla

viverla e provarla

oh oh oh

come un fantasma a volte ritorna
pensiero di una canzone triste
non basta cantarla
bisogna viverla e provarla

come un fantasma a volte ritorna
pensiero di non aver detto basta

non resta che uscire
bisogna solo ripartire
ridere o soffrire
vivere o morire

Vittoria

lottare e non mollare
le hai provate tutte
la forza interiore
non ti è mancata mai

lottare e non mollare
ancora contro tutti
la luce nei tuoi occhi
non ti è mancata mai
non ti si è spenta mai

stretta tra le dita
hai tanta forza in questa vita
e se non basta una sfida
io faró piazza pulita

non ti racconto una storia
mi basta un’altra vittoria
se questa è una lezione
io non l’ho ancora capita

è solo un gran dolore
la strada è sempre in salita
non puoi rincorrere la gloria
è una questione di memoria
è una questione di memoria

sei sempre più serena
la cosa ti divora
sei sempre più tranquilla
la cosa non ti sfiora oh no
la cosa non ti sfiora oh no

stretta tra le dita
hai tanta forza in questa vita
e se non basta una sfida
io faró piazza pulita

non ti racconto una storia
mi basta un’altra vittoria
se questa è una lezione
io non l’ho ancora capita

è solo un gran dolore
la strada è sempre in salita
non puoi rincorrere la gloria
è una questione di memoria
è una questione di memoria

lottare e non mollare
lottare e non mollare
lottare e non mollare
lottare e non mollare
lottare e non mollare
lottare e non mollare

e se non basta una vita
io faró piazza pulita
non ti racconto una storia
mi basta un’altra vittoria
se questa è una lezione
io non l’ho ancora capita

è solo un gran dolore
la strada è sempre in salita
non puoi rincorrere la gloria
è una questione di memoria
è una questione di memoria

non puoi rincorrere la gloria
è una questione di memoria
è una questione di memoria

La via

nella notte un urlo dal profondo
scuote il mio cervello è moribondo
le mie sicurezze hanno tradito
oggi ogni mio passo è un castigo

segui la via che ti guida

il mio stomaco già si contorce
come un serpente sulla strada
niente più cinture allacciate
vento in faccia e strade desolate

segui la via che ti guida
segui la via che ti guida più su che puoi
segui la via che ti guida più su che puoi

non c’è acqua più che mi disseti
non c’è pesce più nelle mie reti
sono uno scorpione con la coda
pelle dura insidia velenosa

segui la via che ti guida più su che puoi
segui la via che ti guida più su che puoi

forse sei, amicizie vere sgretolate, caduto giù, forse
poi sincere non son state, è inevitabile, ci sarà un
tempo anche per credere, ci sarà un giorno anche per
crescere, ma guarda su, situazioni strane e
incontrollate, la vetta è lì, le ho vissute mica
raccontate, rialzati, ci sarà un tempo anche per
credere, te la puoi prendere! ci sarà un giorno anche
per crescere

segui la via che ti guida più su che puoi
segui la via che ti guida più su che puoi
segui la via che ti guida più su che puoi
segui la via che ti guida più

Robbè

Robbè è un cantautore classe ’94 nato a Deliceto, piccolo paese del Subappennino Dauno, terra di confine tra la Puglia, l’Irpinia e la Basilicata.

Una terra che porta con sé in giro per il mondo, contaminandola di influenze che man mano raccoglie lungo il proprio cammino: dall’entroterra del sud alle dolci colline bolognesi, fino alle ripide scogliere d’Irlanda, Robbè traspone il proprio vissuto e le proprie radici in reels e ballads, mescolando sapientemente stili, culture e tradizioni.

In un panorama musicale fatto di emozioni “mordi e fuggi”, Robbè si presenta al pubblico con un album di ben dodici brani, Vecchie Cicatrici (pubblicato da Beta Produzioni / Marte Label, 2020), denso e stilisticamente ricco, in un originale vortice di malinconie ed eccentricità che lascia spazio a intensi attimi di respiro.

Da buon “artigiano della musica”, Robbè elabora emozioni e nostalgie con minuziosa cura e raffinata attenzione, cesellandone ogni dettaglio.

Chiacchiere da bar

Qua dobbiamo fare figli
E mandarli appena svegli
A scuola e dopo a calcio,
a nuoto oppure a danza
per guadagnare qualche ora
dalla loro assenza
senza chiederci se forse
era meglio stare senza

Qua dobbiamo avere sogni
Chiusi dentro ad una stanza
In una casa condivisa
Ma non siamo più ventenni
Perché vivere da soli
È un lusso troppo grosso
Dopo tutto il giorno fuori
A lavorare come un fesso

Ma sarà che dormo poco e soprattutto male
Che a novembre lotto ancora contro le zanzare
Sarà che il cameriere ha portato un altro giro
Due campari, quattro birre e da mangiare abbiamo il vino
Sarà che a questo tavolo sono io la star
Sarà che sono solo chiacchiere da bar

Qua dobbiamo stare attenti
Alle parole che scegliamo
Per non ferire i sentimenti
Di chi non includiamo
È una battaglia di sinistra,
è una lotta prioritaria
quando tutto sarà uguale
ci accorgeremo della fame

qua dobbiamo impegnarci,
dobbiamo fare i sacrifici
per raggiungere il successo
anche senza i giusti amici
perché chi non ce l’ha fatta
è perché non ha voluto
le condizioni di partenza
sono un dettaglio trascurato

Ma sarà che dormo poco e soprattutto male
Che a novembre lotto ancora contro le zanzare
Sarà che il cameriere ha portato un altro giro
Due campari, quattro birre e da mangiare abbiamo il vino
Sarà che a questo tavolo sono io la star
Sarà che sono solo chiacchiere da bar

Qua dobbiamo certamente parlare anche della guerra
Di tutta quella gente che muore per un po’ di terra
E ci fa pena se è vicina o se ha la pelle chiara
Ma che accade se è lontano o se l’altro è musulmano

Ma sarà che dormo poco e soprattutto male
Che a novembre lotto ancora contro le zanzare
Sarà che il cameriere ha portato un altro giro
Due campari, quattro birre e da mangiare abbiamo il vino
Sarà che a questo tavolo sono io la star
Sarà che sono solo chiacchiere da bar

ra in vita
Ché mi sembra di volare

Liberami,
Fammi sentire che sono diverso
Fammi sentire che sono speciale

Liberami,
Fammi sentire che sono più umano
Fammi sentire che sono migliore

Restare a casa

Passo i giorni a chiedermi perché
E che cosa ho fatto io di male
Uno sbaglio, qualche errore o dentro me
Una sorta di peccato originale

Se è stato in questa vita o prima ancora
Prima che imparassi a respirare
Ma adesso ho fatto tredici anni appena
E quegli uomini continuano a bussare

Vogliono portarmi via di casa
Per imparare la guerra e le esplosioni
E non c’è scelta e non ho una scusa
Dico sì e spero che funzioni

E non dovevi partire
Dovevi restare a casa
Per dovere civile
Per far del bene alla causa

Stare nel tuo Paese
Che non ha niente da offrire
O ce le siamo già prese
Se ci potevan servire

Me li ricordo bene quelli là
Il giorno che è saltato in aria tutto
Il giorno in cui grazie a mio papà
Ho conosciuto la parola lutto

Così siamo scappati in piena notte
Mio zio che mi guidava tra la sabbia
Kilometri di strada fino in Libia
Dove ci hanno fermati con le botte

Un colpo di fucile senza sparo
E lui tra le mie braccia senza vita
La nostra colpa è non aver denaro
Denaro per raggiungere la meta

Ma io navigherò per questo mare
Anche se sono piccolo son forte
Lo so che ci sarà da sopportare
Ma alle mie spalle vedo solo morte

E non dovevi partire
Dovevi restare a casa
Per dovere civile
Per far del bene alla causa

Stare nel tuo Paese
Che non ha niente da offrire
O ce le siamo già prese
Se ci potevan servire

Venerdì Santo

La processione dal balcone e le vecchiette
stanno in fila
gli uomini portano le statue tra una
preghiera e cattiveria

“e quella là com’è vestita e si è lasciata col
marito
e guarda quello col ragazzo secondo me è un
pervertito”

ma qui a salvarvi sono io la vostra grande
ispirazione
fate quello che dico io e non guardate chi è il
padrone

e allora forza Ave Maria e Padre Nostro e
tutti in riga
cantilenando “madre mia, com’è passata la
mia vita?

Che cos’ho fatto in sessant’anni, o anche
forse solo in venti?
Dei trenta neanche ne parliamo, mi han
consumato i giorni spenti”

ma com’è triste ‘sto paese
che poi è un po’ uguale a tutti gli altri
non per le case o per le chiese
ma per i suoi comportamenti

e non cercare di scappare
che prima o poi ti mancherà
non te ne puoi dimenticare
non passa neanche con l’età

quindi ritorni per le feste
Natale, Pasqua e Ferragosto
riabbracci le anime rimaste,
dopo due giorni sei già a posto

e allora forza Ave Maria e Padre Nostro e
tutti in riga
cantilenando “madre mia, com’è passata la
mia vita?

Che cos’ho fatto in sessant’anni, o anche
forse solo in venti?
Dei trenta neanche ne parliamo, mi han
consumato i giorni spenti”

E si riparte per Bologna
per l’Inghilterra o per Milano
a raccontarci la menzogna
che è casa anche se è lontano

è casa perché ci sto bene
poi c’ho gli amici e la mia vita
e poi non c’è chi ti trattiene
e dopo un po’ anche lì ti stufa

così ti sposti ancora un poco
un altro Cristo sulla croce
come se fosse solo un gioco
dopo tre giorni poi risorge

e allora forza Ave Maria e Padre Nostro e
tutti in riga
cantilenando “madre mia, com’è passata la
mia vita?

Che cos’ho fatto in sessant’anni, o anche
forse solo in venti?
Dei trenta neanche ne parliamo, mi han
consumato i giorni spenti

Gianmarco Basta

Gian Marco Basta, il Prof cantattore. Finalista al Premio Lucio Dalla ’16.

Inizia la sua carriera recitando poesie nei locali della sua città, pubblicando due raccolte di poesie:
Pierrot Randagio (2002) e Bisogna Vivere! (2008) editi entrambi da LibroItaliano di Ragusa. Nel 2009 partecipa al laboratorio di teatro-canzone di Enzo Jannacci alle Scuole Civiche di Milano, che lo porta
alla scoperta del mondo cantautorale. Nel 2013 ha partecipato a due laboratori di recitazione teatrale condotti da Dario Fo e Franca Rame alla Libera Università di Alcatraz, Perugia.

Da sempre impegnato nel sociale, tutti i lunedì si esibisce piano e voce al pranzo per i senza tetto alle Cucine Popolari – Bologna social food organizzati da Roberto Morgantini e CIVIBO. Tutti i sabati è tra i protagonisti dell’intrattenimento in Corsia all’Istituto pediatrico Rizzoli con la Onlus Ansabbio del Medico del sorriso Dario Cirrone.

Topicida

Un giorno / tutto questo sarà tuo
diceva / la nonna
e tutti noi / ad aspettare
volevamo bene alla nonna
ma lei non moriva mai, non moriva mai,
ma lei non moriva mai, non moriva mai.

Basta avere / un poco di pazienza
ho già fatto / testamento
e quando / verrà il momento
il buon dio mi chiamerà
ma dio non chiamava mai, non chiamava mai,
ma dio non chiamava mai, non chiamava mai.

Fu così che / abbiamo escogitato
di dare / una mano a dio
e / ci siam decisi
per il topicida…

Buonasera vorrei un veleno per topi
e che sia il più potente
e che non alteri i valori del sangue
insomma un veleno che ammazzi all’istante

Lo metta nella gelatina di frutta
i topi, sa, ne vanno pazzi
quando muoiono fanno un po’ schifo
ma poi con la scopa dalla terra ramazzi

che invenzione la derattizzazione!
20 euro e ne intaschi un milione.

La polizia / fece irruzione
che / imboccavamo nonna
era / da un mese e passa
3 milligrammi al giorno
ma lei non moriva mai, non moriva mai,
ma lei non moriva mai, non moriva mai

Un giorno / tutto questo sarò tuo
ora nonna ci saluta / sulle sue gambe
e noi / come dei sorci
a ringhiar dietro le sbarre…

Buonasera vorrei un veleno per topi
e che sia il più potente
e che non alteri i valori del sangue
insomma un veleno che ammazzi all’istante

Lo metta nella gelatina di frutta
i topi, sa, ne vanno pazzi
quando muoiono fanno un po’ schifo
ma poi con la scopa dalla terra ramazzi

che invenzione la derattizzazione!
20 euro e ne intaschi un milione.

Lucia delle Notti

Ci sono notti in cui mi manchi
mi manca la tua follia
la tua intelligenza

Mi manca il tuo vestito viola
che corre sui muri di Bologna
mi manca il Circolo del Biliardo
la colletta del vino in Piazza

Complici nel prendere per il culo
e darlo in culo all’esistenza.

E si correva dietro un’arancia marcia
la si calciava sotto la traversa
in una notte di Aulla
ed era il tempo che sempre tempo
e che questo per dio bastava:

bastava avere venti anni
rimandando ogni promessa
c’ero io, il presente, la Piazza
e la Comandantessa.

E mi svegliavo non prima del pomeriggio
in case sempre diverse
e non sempre affittate
trapuntato di tessere arci
e fototessere in pose beniane,

non mi addomesticavo
neanche le urla dei genitori
alla richiesta di voti
più falsi di me.

E si tornava a piedi dal Parco Nord
con voragini al posto del cuore
improvvisando “Battiato” d’annata
io, te, Rimbò e Capobanda

con le palle piene di vita,
e tutto intorno pareva la vita,
la migliore vita, sul serio

“Giuro di esserci sempre
anche quando non ci sarò più”.

E si correva dietro un futuro
che non avremmo raggiunto mai
che non ci avrebbe visto insieme.

E se qualcuno gli avesse detto
a quei due magnifici ragazzi randagi
che si cresceva, ci si perdeva,
ci si salutava

La fine del Futuro

Come sono caduto in basso
vuoto dentro, vuoto fuori
mi hai tolto tutto
o ti ho dato tutto io?

Come son caduto in basso
non riesco più rialzarmi
mi ha rubato tutto
o ti ho regalato tutto io?

Come un guanto rivoltato
alla ricerca di uno spillo,
un cane con la pancia all’aria
in attesa di carezze

Un paradiso che cerca il suo inferno,
un canarino cieco
che vola nella stanza
per la gioia dei bambini.

Come una porta disegnata
durante l’isolamento,
i frangiflutti sconvolti
dal maremoto della notte

Come l’abbraccio di due condannati
a non vedersi più,
come l’ultima poesia
scritta il giorno dopo
la fine del futuro.

Oggi il vuoto mi ha preso
schiavo del passato, su una nave,
ammanettato a cento altri
fantasmi di ex ragazzi.

Dove va la nave del tempo?
A chi donare tutto questo amore
se lo getto in mare, va a fondo,
e se sono io a gettarmi
tu mi tieni a galla?

Come un guanto rivoltato
alla ricerca di uno spillo,
un cane con la pancia all’aria
in attesa di carezze

Un paradiso che cerca il suo inferno,
un canarino cieco
che vola nella stanza
per la gioia dei bambini.

Come una porta disegnata
durante l’isolamento,
i frangiflutti sconvolti
dal maremoto della notte

Come l’abbraccio di due condannati
a non vedersi più,
come l’ultima poesia
scritta il giorno dopo

Don’t cry alla CRAI

Un milione e passa di supermercati
sparsi per tutto il pianeta,
file di carrelli davanti all’entrata
si vedono anche dalla luna,

le facce di quelli che aspettano il turno
chissà perchè si assomigliano sempre
occhi come bombe appese alla testa
pronti all’assalto della cassa promessa,

e lei sempre lei che guarda a mezz’aria
tra le sue mani passa tutta la vita
dai peperoni ai peperlizia
non si è accorta che soffri per lei
ma…

Don’t cry alla CRAI,
dont’ cry alla CRAI
qui c’è sempre un’offerta in più
il salumiere ti da del tu
compra tutto e non soffri più
tanto lei non lo saprà mai,
ma…

Don’t cry alla CRAI,
don’t cry alla CRAI,
per gli studenti uno sconto in più
qui la banca ti da del tu
lasciaci tutto e non ci pensi più
intanto lei è già in strada, sai…

Un milione e passa di disoccupati
sparsi per tutta l’Italia
file di matti davanti al collocamento
si vedono anche da Shangai

Le facce di quelli che cercan lavoro
chissà perchè son tutte uguali
denti come proiettili in canna
pronti a far fuori chi gli passa davanti

E lei sempre lei che guarda a mezz’aria
tra le sue mani passa tutta Bologna
dall’avvocato all’avocado
non si è accorta che vivi per lei
ma…

Don’t cry alla CRAI,
dont’ cry alla CRAI
qui c’è sempre un’offerta in più
il panettiere ti da del tu
compra tutto e non soffri più
tanto lei non la comprerai mai…
ma…

Don’t cry alla CRAI,
don’t cry alla CRAI,
per gli automuniti uno sconto in più
lo spazzolino ti da del tu
prosciuga il bancomat e non ci pensi più
tanto domani riapre, lo sai…